
(ANS – Rome) – Quando Don Bosco presenta il suo Sistema Preventivo, lo riassume in tre parole semplici e allo stesso tempo potentissime: ragione, religione e amorevolezza. Su questi tre pilastri ha educato migliaia di ragazzi a Valdocco e in tante altre case, e su questi stessi fondamenti il mondo salesiano continua ancora oggi a costruire scuole, oratori e opere sociali in ogni parte del mondo. Non si tratta di uno slogan educativo, ma di una vera e propria “grammatica dell’educazione”, capace di tenere insieme testa, cuore e anima dei giovani.
Per Don Bosco, ragione significa anzitutto aiutare i giovani a comprendere il perché delle regole e delle proposte educative. Non si limita a comandare o proibire: spiega, dialoga, argomenta, cerca di convincere con motivazioni umane e spirituali. I testi salesiani sottolineano che la “ragione” implica razionalità, chiarezza, rispetto dell’intelligenza del ragazzo, accompagnando la crescita non con pressioni emotive, ma con la luce della verità. Educare con ragione significa avere fiducia nella capacità del giovane di comprendere il bene e di assumerlo in libertà; per questo l’ambiente salesiano valorizza il dialogo, le buone spiegazioni e la ricerca delle motivazioni profonde delle scelte.
Religione è il cuore del Sistema Preventivo. Don Bosco è convinto che senza il riferimento a Dio l’educazione resti incompiuta. Per questo propone un cammino di fede semplice e accessibile: catechismo adatto all’età, partecipazione alla Messa, frequenza dei sacramenti favorita ma mai imposta, devozione a Maria Ausiliatrice. È una religiosità popolare, concreta e gioiosa, che accompagna la vita quotidiana. Un testo ricorda la sua convinzione che «frequente confessione e comunione e la Messa quotidiana sono i pilastri che devono sostenere l’edificio educativo». Tuttavia, Don Bosco insiste sul fatto che nulla deve essere forzato: la fede va proposta rendendola attraente, serena e liberante, affinché diventi sorgente di pace, di senso e di speranza nel cammino di crescita.
Amorevolezza è forse la parola più caratteristica e, allo stesso tempo, la più difficile da tradurre. Non indica un semplice affetto sentimentale, ma uno stile educativo fatto di presenza, fiducia, rispetto e relazione personale. Don Bosco desidera che i ragazzi “non solo siano amati, ma che sappiano di essere amati”. Gli studi più recenti sottolineano come l’amorevolezza includa anche l’attenzione alla maturazione affettiva, alla costruzione di relazioni sane e alla capacità dell’educatore di farsi amare con autenticità. In questo clima, la correzione non umilia ma fa crescere; la disciplina non è imposizione, ma aiuto, perché nasce all’interno di un rapporto in cui il giovane sa di potersi fidare.
Insieme, queste tre parole spiegano perché il Sistema Preventivo rifiuta le punizioni violente e tende a ridurre al minimo anche le sanzioni più dure, puntando piuttosto sulla responsabilizzazione interiore. Un giovane inserito in un ambiente dove le regole sono ragionevoli e spiegate (ragione), si respira la presenza di Dio (religione) e ci si sente sinceramente amati (amorevolezza) è meno esposto a cadere in gravi errori e, se cade, è più disposto a rialzarsi.
Per questo, ancora oggi, chi educa nello stile salesiano può ripartire da queste tre parole: poche, semplici, ma capaci di educare generazioni, perché parlano insieme alla mente, al cuore e all’anima dei giovani.
